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Visualizzazione dei post con l'etichetta riabilitazione

Un'afasia capricciosa

Da ormai parecchi anni tratto una walchiria di 92 anni. Emigrata dalla Lituania tedesca all’età di 14, ha vissuto in Italia per quasi 60 anni. Ciononostante, ha ancora l’accento crucco, parla in tedesco con i figli, e i generale con il tedesco sembra trovarsi sempre più a suo agio che con l’italiano. L’ho presa in carico dopo una protesi d’anca, e non l’ho più lasciata. Sebbene io sia più propensa ad indirizzare ad altri i pazienti dopo qualche tempo (trovo che cambiare approccio e mani, dopo un po’, sia indispensabile ), lei non mi ha permesso di mandarle un collega. Succede a tutti noi. Ormai è diventata una terapia reciproca, e senz’altro anch’io non potrei più farne a meno. La sua storia clinica è lunga e complessa (92 anni, che vi aspettavate?!) ma ve la risparmio. Vi dirò solo che soffre da anni di TIA, che si manifestano talvolta con una pericolosissima perdita di coscienza (cade improvvisamente , causa delle fratture dell’anca 10 anni fa), talvolta con degli innocui ma...

10 tipi di fisioterapista che potresti incontrare oggi stesso

1)       Il neolaureato . Si sente fortissimo, le terapie gli sembrano quasi tutte più facili di quanto credesse, si impegna molto e accetta qualunque paziente in qualunque parte del mondo. Essendo fresco di studi  considera sullo stesso piano diagnostico una patologia rarissima e una frequentissima.  E’ il motivo per cui spesso ci azzecca, rispetto a colleghi più esperti. Quello, e l’entusiasmo, lo rendono invincibile… fino al primo corso di approfondimento, quando cade nello sconforto della vastità di cose da sapere. 2)       L’”arrivato”. Ogni volta che lo incontri, lascia intendere di essere la massima autorità nel campo si cui si sta occupando in quel momento, anche se se ne occupa da due mesi. Spesso parla lasciando cadere briciole di sapienza che  spera tu raccolga -per il tuo bene-. Due mesi dopo, lo riincontri e si sta occupando di tutt’altro, in cui comunque è già diventato formatore di medici e professor...

Il paziente biculo

Oggi vi voglio raccontare del paziente con due culi. Per capire di cosa parlo dovete sapere che a Novembre ho terminato il Corso di Perfezionamento in Uroriabilitazione, ovvero di r iabilitazione del pavimento pelvico . Naturalmente era previsto un tirocinio nell’ottimo ambulatorio di urodinamica di Tor Vergata, dove afferiscono pazienti di ginecologia, urologia e chirurga prostatica e proctologica. Insomma, ci si occupa tutto quello che non va nelle parti intime della gente : incontinenze, prolassi, esiti di chirurgia, e altre amenità. Direte: “Devi essere pazza per specializzarti nel perineo”. Eh, forse sì. Comunque, un bel giorno di tirocinio arriva tra gli altri un paziente di ca 65 anni, simpatico, operato  per una fistola all’ano (i più sensibili abbandonino la lettura, prego) . Il paziente in questione, che chiameremo Agilulfo, è stato 7 (sette!) volte in visita dal proctologo che lo ha operato, in quanto lamenta delle sequele non accettabili dal chirur...

Chiamiamola traduzione

Da quando sono fisioterapista sono andata sempre più verso una sorta di culto del corpo.  E' una bella cosa, che utilizzo quotidianamente, anche per sfatare il mito delle bioboiate olistiche. Nel senso... per me non esiste la psicosomatica , i neurotrasmettitori  - i messaggeri che portano le informazioni dal cervello al resto del corpo, e ritorno- sono pochi ( qualche decina ), e con quelli facciamo tutto: sentiamo dolore, piacere, rabbia, freddo, pipì, movimento, starnuto,desiderio... tutte le nostre funzioni psichiche emotive spirituali fisiche sono  mediate da poche molecole.  Motivo per cui dividere gli ambiti è un artificio puramente accademico, utile allo studio ma che io trovo deleterio per la comprensione dell'individuo.  (Poi se ci sono tra voi persone che non sono d'accordo , sapete dove trovarmi e ne parliamo a voce. Qui dico quello che mi pare.) In quest'ottica non c'è divisione, non ce lo dice la new age, ce lo dice  l'emb...

Niente di Meno

Io: "Come mai caracolli?" Paziente: "Mi fanno male le gambe" Io: "Perché sei rammollita, vieni, andiamo a fare le scale" Paziente: "Ma io ho 90 anni" io: "Embè? Non accetteremo niente di meno del massimo possibile" Paziente: "E qual è il massimo possibile?" Io: "Almeno le scale. Cammina."

Miti da sfatare riguardo alla fisioterapia

1 ) I nervi grazie al cielo non si accavallano 2)Le terapie strumentali  (tens, ionoforesi,ipertermia,tecar)   non sono "La fisioterapia", Sono solo degli ausili e hanno senso solo se eseguite da fisioterapisti preparati, per un certo numero di minuti, e per alcune specifiche patologie. Attaccare un paziente ad una macchina e andarsene è la negazione del nostro lavoro. 3) Lo strappo muscolare è  raro. Più spesso è uno stiramento. 4) Scienze motorie e fisioterapia non sono la stessa cosa. Per esempio, una si occupa di mantenimento della funzione, l'altra di recupero della funzione. E' solo un esempio . 5) I fisioterapisti non fanno quasi mai massaggi. Solo quando la prescrizione è massoterapia, cioè massaggi, fanno dei massaggi. Altrimenti fanno kinesi terapia attiva e passiva,  fisioterapia pre e postoperatoria, rieducazione ai passaggi posturali, altre cose dal nome altisonante che non ricordo, più tutte le specialità del singolo terapista, che dipendono ...

Ridere dentro

Oggi vi parlo del Parkinson e delle patologie Parkinson-simili. Sarò molto dissacrante, perché i Parkinsoniani non amano che ci si scherzi su (poi vedremo perché) ma tutti gli altri non sono tenuti a rispettare il loro muso. La fisiologia è complessa, mi scuserete la semplificazione necessaria a comprendere di cosa stiamo parlando. Sostanzialmente, una parte molto antica del cervello (il cervello è come il tronco di un albero: la parte antica sta al centro) perde un trasmettitore di segnale che regola il movimento. Il risultato sono una serie di disturbi come il tremore a riposo , delle stereotipie del movimento, come quel “ tic” alle mani che sembra sempre che il paziente stia sentendo la qualità di una stoffa il bloccarsi mentre si cammina, soprattutto in prossimità di strettoie o parti buie (un corridoio buio è l’ideale: un parkinsoniano ci può passare pure 10 minuti, prima di ricominciare a muoversi) i piccoli passetti sul posto, ti...

E se capitasse a me? (è lungo, suggerisco una lettura rateale)

Qualche tempo fa, sapendo che del mio stage  formativo presso un famoso ospedale pediatrico, un amico mi ha chiesto:  “Cosa ti comporta emotivamente lavorare con queste situazioni?”  Intendendo dire che il burn-out di un terapista, seppur poco considerato, è senz’altro sempre in agguato, soprattutto in alcuni reparti tipo oncologia,   neurologia, le patologie croniche degenerative (cioè quelle che ora ci sono e sono tremende, e domani saranno peggio), e in generale le lungo degenze . Cosa succede in chi tratta pazienti la cui vita è  così profondamente permeata di anormalità ? Si diventa ipocondriaci? Si pensa di più alla morte? Ci si butta sul cinismo? Si vive nel terrore che possa capitare a noi o a qualcuno della propria famiglia? Ho capito che a nessuno piace particolarmente sentir parlare gli addetti ai lavori, per alcuni anche solo sentre queste domande “porta sfiga”. Ma qui siamo tra noi, se fossimo superstiziosi saremmo già morti so...

A come Amputata

Due anni fa di questa stagione prendevo in carico in terapia domiciliare la paziente A, una bella donna di quasi 60 anni, dall’ aspetto curato (anche se lei si scusò subito: “sono in condizioni  disastrose”) A.  era in sedia a rotelle, con la quale si muoveva con una certa disinvoltura nella sua casa dagli ampi spazi. Vive tutt’ora in campagna, adora le piante, suo marito è un abile tuttofare, la vicina è sua sorella e sono molto unite. Ha una neuropatia periferica dovuta al diabete, che ha reso necessaria l’ amputazione della gamba sinistra (il moncone arriva a metà coscia).  Quando l’ho vista per la prima volta non aveva  ancora mai provato a camminare con i deambulatori antibrachiali (le “stampelle”) e le chiesi il perché, visto che sembrava in forma. “Non è vero, sono ingrassata molto, e poi ho paura. ” Quando un terapista sente queste parole, sa di non potersi fidare: i pazienti usano il termine paura per indicare una gamma estremamente varieg...